Il cambiamento ambientale e climatico che stiamo attraversando da anni, ulteriormente balzato agli onori della recente cronaca a causa di eventi di grave portata verificatisi non più solo in altri continenti ma sempre più spesso anche in Europa e in Italia, ha stimolato l’Unione Europea a dotarsi, già da fine 2019, di un approccio forte e condiviso tra i paesi che ne fanno parte.

Denominato “European Green Deal” è un insieme di iniziative politiche con obiettivi ambiziosissimi, primo fra tutti “emissioni di gas serra nette zero entro il 2050” (1), prospettando al contempo molteplici benefici per la popolazione, tra i quali cibo sano e accessibile (2) per tutti.

Per ottenere questo l’UE ha presentato a maggio 2020 la strategia “Farm to Fork”, un piano che in sintesi si propone di rendere il sistema alimentare equo, sano e sostenibile. 

Il sistema agroalimentare sarà incentivato a riorientarsi in questo senso, ottenendone anche vantaggi economici stimati in ben 1.8 trilioni di euro e l’Italia è certamente tra i Paesi maggiormente interessati, considerata la forte presenza di questo settore industriale.

Quali indicazioni e obiettivi dalla strategia “Farm to Fork”?

Si tratta di un piano completo, sfaccettato e certamente complesso, in quanto affronta una molteplicità di tematiche, partendo dal presupposto che il sistema alimentare resta uno dei principali responsabili del cambiamento climatico e del deterioramento dell’ambiente.

Dato che tocca sostanzialmente tutti gli attori del sistema e propone un approccio piuttosto drastico, già a partire dalla sua presentazione è stato oggetto di critiche e controversie per lo più derivanti da alcune conseguenze economiche negative attese, come vedremo più avanti.

In questo contesto si evidenzia in primis la dicotomia insostenibile tra spreco di cibo, a partire dalla produzione fino al consumo casalingo o nel fuori casa, e sovrappeso, presente in oltre la metà della popolazione europea adulta.

È evidente che lo spazio di miglioramento, perciò, è molto ampio e passa attraverso una transizione che in sintesi si propone i seguenti obiettivi:

  • Assicurare una produzione delle materie prime agricole più sostenibile: maggior uso della tecnologia, minor uso di pesticidi, incentivazione di pratiche che riducano il CO2 nell’atmosfera, impulso all’economia circolare, riduzione degli antimicrobici in allevamento, miglioramento del benessere animale, incremento delle coltivazioni bio, adozione dell’agricoltura di precisione e sostegno del comparto della coltivazione di alghe in quanto fonte di proteine altamente sostenibili.
  • Garantire la sicurezza del cibo, che rappresenta una priorità in quanto rischi possono derivare non solo dalla catena stessa di approvvigionamento del cibo ma anche da elementi di carattere politico, economico, ambientale o anche da crisi sanitarie, come quella legata alle pandemie.  Per questo la Commissione intensificherà il coordinamento a tutti i livelli.
  • Stimolare pratiche sostenibili da parte di produttori, distributori e soggetti dell’OOH, rafforzandole in ognuno dei fattori ESG (Environmental, Social, Governance).   Ci si riferisce soprattutto alla riformulazione dei prodotti per quanto attiene ad alcuni nutrienti (sale, zuccheri e grassi), all’applicazione dell’economia circolare e alla salvaguardia dell’indicazione geografica di provenienza.
  • Promuovere un consumo sostenibile facilitando la transizione a regimi di dieta più sani: il punto è strettamente collegato al precedente, in ottica educativa del consumatore.  È ormai risaputo infatti che una dieta a maggiore presenza di componenti vegetali rappresenti non solo un beneficio per la salute ma anche un minor impatto ambientale. La Commissione sosterrà l’impegno anche a livello pubblico per incentivare una corretta informazione anche in termini di etichettatura, per facilitare i consumatori a optare per un’alimentazione più sostenibile.
  • Ridurre lo spreco alimentare: la Commissione ha definito l’ambizioso target di riduzione pro capite del 50% entro il 2030, a livello distributivo e di consumo. Per fare questo verranno definiti nel 2022 i livelli base a cui i Paesi UE dovranno fare riferimento per la misurazione, sarà messo in discussione l’attuale approccio alla data di scadenza e verranno indagati anche i possibili sprechi a livello produttivo.
  • Lotta alla contraffazione: saranno messe in atto misure ancora più stringenti per colpire chi si avvale di pratiche illegali a danno dei consumatori.

Come realizzare la transizione proposta?

Ricerca, tecnologia e investimenti

La principale leva che la Commissione auspica è il ricorso sempre più ampio a Ricerca e Innovazione (R&I) per accelerare la transizione verso un sistema alimentare più sostenibile, sicuro e inclusivo (3).

Nell’ambito di Horizon Europe (il Programma quadro dell’Unione europea per la ricerca e l’innovazione per il periodo 2021-2027) la Commissione propone di investire 10 miliardi di euro sulla R&I del food, bioeconomia, cibo proveniente dagli oceani e varie fonti di proteine alternative alla carne.

Saranno inoltre realizzate partnership con gli stati membri che sostengano lo sviluppo di soluzioni tese a favorire gli obiettivi strategici in termini di qualità dell’alimentazione, clima e circolarità.

Grazie alla rete ultraveloce saranno supportate soluzioni all’avanguardia come l’agricoltura di precisione e l’uso della AI, al fine di ridurre i costi in agricoltura, migliorare la gestione del suolo e la qualità dell’acqua, ridurre l’uso di fertilizzanti, pesticidi ed emissioni di gas serra, facendo migliorare la biodiversità e creando un ambiente migliore per agricoltori e per la popolazione.   

La digitalizzazione sarà un prezioso alleato anche nella salvaguardia della qualità, grazie all’utilizzo della tecnologia blockchain, che consente di rendere più trasparente ed affidabile il tracciamento della filiera.

La transizione richiederà ingenti finanziamenti, che a vari livelli le istituzioni europee metteranno a disposizione con un particolare occhio di riguardo anche per le PMI, anche proponendo la riduzione del livello di rischio relativo.

Servizi di consulenza, condivisione di dati e conoscenze

La Commissione promuoverà sistemi adeguati e in ambito PAC (Politica Agricola Comune) richiederà un aumento nell’impegno dei paesi membri al fine di supportare i servizi di consulenza necessari a raggiungere gli obiettivi del Green Deal.

L’ecosistema proposto consentirà anche di raccogliere dati che forniranno indicazioni per migliorare le performance agricole in termini di sostenibilità ed anche di carattere economico.  

Ma come sfruttare al meglio le linee guida della strategia?

Il sistema agroalimentare italiano, quindi agricoltura, allevamento e industria, dovrà cercare di indirizzare tutti i soggetti che ne fanno parte ad acquisire consapevolezza delle opportunità che si andranno a creare, sospinto dal sempre più accelerato e consolidato favore del consumatore verso stili di vita e consumi sostenibili.

Il Rapporto Coop 2021 appena (7 settembre 2021) rilasciato in anteprima digitale, li evidenzia in modo inequivocabile e li descrive in dettaglio, proiettandoli anche nel futuro. (4)

Il legame fra sostenibilità e stile alimentare è così forte che la ricerca che l’ha indagato ha identificato addirittura una tipologia di consumatore, definita “Climatariano(5), rappresentata da chi ha deciso di consumare prodotti locali e di stagione per ridurre l’impatto ambientale e le emissioni di CO2.   Questo è peraltro confermato anche da alcuni indicatori chiave riguardanti il consumo:

  • Il numero di Italiani che seguono una dieta vegana ha raggiunto 1,5 milioni e il vegano continua a crescere (6), grazie a motivazioni sostenibili ampie come la salute e il benessere, il benessere e rispetto per gli animali e il mangiare meno e meglio (7)
  • Il cambiamento delle abitudini alimentari degli Italiani vede una sempre maggiore attenzione alla qualità del cibo (49% del campione intervistato) (8)
  • Nel Food Delivery, che vale 1,4 miliardi di euro (9), il totale della “Cucina Healthy” cresce del 72% (10)

Questi indicatori sono probabilmente destinati a crescere ulteriormente e vi saranno ulteriori elementi da considerare, in quanto vi sono 33 milioni di Italiani pronti a veder cambiare il cibo nei prossimi 10 anni (5) in seguito a fattori come cambiamento climatico (35%), stili di vita (32%), utilizzo di materie prime nuove (27%), nuove tecnologie (26%) e a indisponibilità di materie prime proprio a causa del cambiamento climatico (26%).

Il campione intervistato (5) ritiene anche che sempre nei prossimi dieci anni compariranno prodotti a base vegetale con sapore di carne (33%), a base di alghe (28%), a base di farina di insetti (26%), a base di semi iperproteici (23%) e di carne coltivata in vitro (22%), molti dei quali oggi fanno parte di nicchie o addirittura non sono praticamente presenti e su alcuni quali ci sono grossi dubbi e forti resistenze a vari livelli, ma anche aperture e posizioni favorevoli.

In sintesi, oltre la metà del campione ritiene anche che il cibo in Italia sarà più sostenibile e quasi la metà biologico e altrettanto a base vegetale, con una accelerazione nel cambiamento molto forte.

Quali caratteristiche rendono un prodotto alimentare o una bevanda sostenibile secondo il consumatore?

I consumatori hanno in mente per la maggior parte i metodi di produzione, il packaging, l’origine e la filiera (che significa anche attenzione alla qualità, oltre che naturalmente DOP, IGT e STG), in misura minore aspetti meno evidenti come la responsabilità etica e sociale e altri aspetti. (11)  

Unico elemento che merita particolare osservazione è la propensione a una maggiore spesa per acquistare un prodotto sostenibile, che si ferma al 46% degli Italiani, i quali pagherebbero almeno il 2% in più rispetto a uno non sostenibile. (12)

Gli operatori sono pronti a cogliere le opportunità dalla sostenibilità!

In questo momento, sempre dal Rapporto COOP 2021, all’interno di un campione di managers delle imprese alimentari (13) emerge che nei prossimi 3/5 anni l’attenzione per i prodotti sostenibili sia l’opportunità più rilevante (48%), seguita dai prodotti “100% italiano” (46%), mentre l’innovazione di prodotto/formato è di sicuro un’altra considerevole opportunità (30%).

Anche il bio sarà una grande opportunità, in quanto la crescita riportata nel 2020 (+7% rispetto al 2019 secondo Coldiretti) guarda caso è in linea con l’obiettivo Farm to Fork di avere il 25% coltivato a biologico entro il 2030.

Conclusioni

Nonostante la forte convergenza quindi tra orientamenti di consumo e obiettivi di Farm to Fork, alcuni ostacoli si stanno presentando sul percorso.

Primo elemento da considerare è che la strategia è una proposta che dovrà poi trasformarsi in atti legislativi per essere messa in atto, con tutte le modifiche che sicuramente interverranno.

Sussiste inoltre scetticismo e preoccupazione tra gli imprenditori di alcune categorie, come l’ortofrutta ad esempio, certamente molto significativa in Italia, che temono una contrazione dei ricavi e del reddito degli agricoltori a seguito della riduzione della capacità produttiva derivante da pratiche più sostenibili.  Si evidenzia anche il duplice rischio di svantaggi per i consumatori per aumenti nei prezzi e riduzione dei benefici dell’effetto serra ottenuti in Europa per i rialzi equivalenti dei Paesi Terzi la cui produzione aumenterebbe.

All’opposto, elemento molto positivo, proprio per la necessità di dover adeguare alla strategia Farm to Fork le azioni da implementare, l’entrata in vigore della nuova PAC è slittata al 1° gennaio 2023.

La nuova PAC 2023-2027 sarà organizzata secondo un impianto normativo basato per prima cosa su una nuova “architettura verde”, destinata a favorire l’accesso a sostegni finanziari agli agricoltori che si impegneranno a difendere l’ambiente, ma la transizione deve essere preparata con largo anticipo e senza indugi.

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Note:
  1. European Green Deal
  2. The benefits of the European Green Deal
  3. UE Farm-to-Fork Strategy (COM2020/381)
  4. Rapporto COOP 2021 – anteprima digitale
  5. Ufficio Studi Coop – Nomisma “Reshaping the Future”, Consumer Survey, agosto 2021
  6. Nomisma, “Osservatorio The World After Lockdown”, Consumer Survey, giugno 2021
  7. Ufficio Studi Coop – Nomisma su dati Eurispes
  8. Nomisma, Osservatorio Lockdown, giugno 2021
  9. Ufficio Studi Coop – Nomisma su Osservatorio Netcomm – Politecnico di Milano
  10. Ufficio Studi Coop – Nomisma su Osservatorio Just Eat, 2021
  11. Osservatorio Sostenibilità Nomisma. “La Sostenibilità nella quotidianità degli italiani”. Consumer Survey, agosto 2021
  12. Nomisma Verso Cop26, Consumer Survey, agosto 2021
  13. Ufficio Studi Coop – Nomisma “Reshaping the Future”, Executive Survey Food & Retail, agosto 2021
Stefano Nai
Stefano NaiAssociate Partner yourCMO